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TL;DR

  • Gli ETF hanno costi annui molto più bassi dei fondi comuni (0,1-0,5% contro 1-2%) e replicano passivamente un indice.
  • I fondi comuni attivi sono gestiti da professionisti ma raramente battono il loro indice di riferimento nel lungo periodo.
  • Per la maggior parte degli investitori retail, gli ETF a basso costo sono la scelta più efficiente.

La scelta tra ETF e fondi comuni di investimento è una delle domande più frequenti tra chi inizia a investire in Italia. Entrambi permettono di accedere a portafogli diversificati con un singolo strumento, ma differiscono profondamente per struttura, costi, gestione e modalità di acquisto. Capire queste differenze è fondamentale per fare scelte consapevoli.

In Italia, i fondi comuni hanno storicamente dominato il mercato del risparmio gestito, distribuiti principalmente attraverso le reti bancarie. Negli ultimi anni, gli ETF hanno guadagnato quota in modo significativo grazie alla diffusione dei broker online e alla crescente consapevolezza dei costi. Secondo i dati di Assogestioni, il patrimonio gestito in ETF in Italia ha superato i 60 miliardi di euro nel 2025.

La distinzione più importante tra i due strumenti non è tecnica: è economica. I costi annui determinano la differenza di rendimento composto nel lungo periodo in modo molto più significativo di quanto la maggior parte degli investitori immagini.

Come funzionano gli ETF

Un ETF, Exchange Traded Fund, replica passivamente un indice di mercato — come l'MSCI World, l'S&P 500 o il FTSE MIB — acquistando i titoli che lo compongono o usando derivati. L'obiettivo non è battere il mercato, ma replicarne fedelmente la performance. Il gestore non prende decisioni attive su quali titoli comprare o vendere: segue meccanicamente le regole dell'indice.

Questa gestione passiva ha un costo molto basso: il TER (Total Expense Ratio) degli ETF più diffusi è tra lo 0,05% e lo 0,50% annuo. Gli ETF si comprano e vendono in borsa durante le ore di negoziazione, esattamente come le azioni. Il prezzo è visibile in tempo reale, la trasparenza è totale: sai esattamente quali titoli possiede il fondo in qualsiasi momento.

Come funzionano i fondi comuni

I fondi comuni di investimento sono gestiti attivamente da un team di analisti e gestori che selezionano i titoli con l'obiettivo di ottenere rendimenti superiori all'indice di riferimento (il cosiddetto benchmark). Vengono acquistati direttamente dalla società di gestione o tramite la rete bancaria, al NAV (Net Asset Value) calcolato a fine giornata.

I costi dei fondi comuni attivi in Italia sono significativamente più alti: commissioni di ingresso (fino al 2-3%), commissioni annue di gestione (1-2%), e spesso commissioni di performance se il fondo supera il benchmark. Il totale dei costi può facilmente superare il 2% annuo. Alcuni fondi applicano anche commissioni di uscita se si disinveste prima di un certo periodo.

Il confronto sui rendimenti

La domanda chiave è: i fondi attivi giustificano i costi più alti con rendimenti superiori? I dati internazionali sono chiari e costanti nel tempo. Il report SPIVA di S&P Global analizza ogni anno la percentuale di fondi attivi che sovraperforma il proprio indice di riferimento. Su un orizzonte di 10 anni, oltre il 80-90% dei fondi attivi dei mercati sviluppati non batte il benchmark al netto delle commissioni.

L'effetto dei costi sul rendimento composto è devastante nel lungo periodo. Su un capitale di 100.000 euro con un rendimento lordo del 7% annuo, la differenza tra un costo dello 0,2% (ETF) e dello 1,8% (fondo comune) genera una differenza di patrimonio finale di oltre 60.000 euro in 20 anni. Il compounding delle commissioni erode sistematicamente il rendimento dell'investitore.

Caratteristica ETF Fondo Comune Attivo
Costo annuo (TER) 0,05 - 0,50% 1,0 - 2,5%
Commissione ingresso Nessuna 0 - 3%
Gestione Passiva (replica indice) Attiva (selezione titoli)
Acquisto Borsa (tempo reale) Società di gestione (NAV giornaliero)
Trasparenza Alta Media
Efficienza fiscale Alta Media

Quando può avere senso un fondo comune attivo

Esistono nicchie di mercato dove la gestione attiva può giustificarsi. I mercati emergenti di frontiera, dove l'inefficienza informativa è maggiore, possono offrire opportunità ai gestori attivi con competenze specifiche. I fondi obbligazionari attivi con focus su crediti distressed o mercati illiquidi possono aggiungere valore rispetto all'indicizzazione. Alcuni fondi alternativi con strategie market-neutral possono offrire decorrelazione dai mercati tradizionali.

Tuttavia, anche in questi casi, è necessario verificare la track record del gestore su un periodo di almeno 10 anni e assicurarsi che i costi non erodano il vantaggio. La maggior parte dei fondi che sovraperformano in un periodo non mantiene la sovraperformance nel periodo successivo: il fenomeno è documentato e noto come "persistenza della performance" ed è scarsa nei fondi attivi.

Domande frequenti

I fondi comuni sono più sicuri degli ETF?

No. Entrambi sono strumenti regolamentati soggetti alla supervisione CONSOB e Banca d'Italia. Il rischio principale in entrambi i casi è il rischio di mercato: se i titoli in portafoglio scendono, scende anche il valore del fondo o dell'ETF. Né i fondi comuni né gli ETF garantiscono il capitale, a meno che non siano strutturati esplicitamente come prodotti a capitale garantito.

Posso avere sia ETF che fondi comuni nel portafoglio?

Sì, non c'è incompatibilità. Alcune strategie combinano ETF per il nucleo del portafoglio (il core) con fondi specializzati per la parte satellite. In pratica, per la maggior parte degli investitori retail questa complessità aggiuntiva non porta benefici e aggiunge costi.

I fondi comuni venduti in banca sono adeguati?

Le banche distribuiscono principalmente fondi della propria casa di gestione o di partner commerciali, con commissioni mediamente più alte rispetto al mercato. La distribuzione bancaria non seleziona i fondi in base alla performance o all'efficienza per il cliente, ma in base agli accordi commerciali. Prima di sottoscrivere un fondo tramite la banca, verifica il KIID (documento informativo standard europeo) e confronta i costi con alternative disponibili su broker indipendenti.

Come si comprano gli ETF?

Gli ETF si comprano tramite un conto titoli presso un broker regolamentato. In Italia, le opzioni più diffuse includono Fineco, DEGIRO, Trade Republic, Scalable Capital e Directa. Basta aprire il conto (online, con documento d'identità), depositare i fondi e inserire un ordine di acquisto come si farebbe per un'azione.

Fonti

  • S&P Global SPIVA — SPIVA Europe Scorecard 2025
  • Assogestioni — Mappa del risparmio gestito in Italia, 2025
  • ESMA — Annual Statistical Report on EU Securities Markets 2025

Approfondisci: Come investire in ETF | Portafoglio investimenti per principianti

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